Guida al Vaso Monumentale Barovier & Toso: il Vetro Bullicante di Murano
Scheda d'opera
Dati identificativi e inventariali
- Autore: Ercole Barovier (Murano, 1889 – Murano, 1974), attribuzione del design.
- Manifattura: Barovier & Toso, Murano (Venezia).
- Denominazione/Oggetto: Vaso monumentale a costolature e morise laterali.
- Serie di riferimento: "Bullicante Oro" (variante della serie Bullicanti a Morise).
- Cronologia: c. 1940 – 1953 (su modello ideato nel periodo 1935-1938).
- Ambito culturale: Vetro artistico muranese del XX secolo / Design d'avanguardia italiano.
Dati tecnici e materiali
- Materia e tecnica: Vetro soffiato pesante color ambra/paglierino, modellato a coste verticali; decorazione interna a effetto bullicante programmato (bolle d'aria controllate disposte su griglia geometrica concentrica); inclusione interna diffusa di micro-scaglie di foglia d'oro zecchino a 24 carati (tecnica dell'aventurina moderna); incamiciatura esterna in cristallo trasparente.
- Applicazioni: Due grandi morise laterali a "zig-zag" in vetro pieno e trasparente, applicate a caldo lungo i fianchi e modellate interamente a mano libera con ferri da fornace.
- Iscrizioni e marchi: Presenza sulla base d'appoggio della firma ufficiale autentica, incisa a freddo manualmente con punta di diamante:
"barovier & toso murano"(in caratteri corsivi minuscoli a tratto fluido e continuo).
Dati dimensionali (Massimo ingombro)
- Altezza: 33 cm
- Larghezza: 23 cm
- Formato: Sezione ovale con sviluppo troncoconico rovesciato ed espansione a ventaglio verso l'imboccatura.
Descrizione storico-critica
Stato di conservazione
- Giudizio diagnostico: Ottimo / Eccellente.
- Note di perizia: L'oggetto non presenta filature, sbeccature passanti o restauri conservativi. L'orlo superiore e le morise laterali sono integri. Al fondo si osserva il pontello regolarmente molato e lucitato alla mola. La base d'appoggio mostra la fisiologica presenza di microscopici graffi superficiali e una leggera opacizzazione dovuta allo sfregamento nel tempo, marker fondamentali di autenticità d'epoca.
Condizione giuridica e provenienza
- Collezione: Collezione privata.
- Riferimenti bibliografici d'appoggio:
- M. Barovier, Ercole Barovier 1889-1974: Vetri Muranesi, Venezia 1993.
- M. Barovier, L'arte dei Barovier: Vetrai di Murano 1866-1972, Venezia 1993.
- A. Dorigato (a cura di), Ercole Barovier dandy del vetro: Cento anni di storia e arte, Venezia 1989.
Studio storico-critico e catalogo ragionato: il vaso monumentale costolato e bullicante di Barovier & Toso
Il presente studio scientifico raccoglie, ordina e approfondisce l'analisi filologica, tecnica e documentaria relativa al vaso d'arte in vetro di Murano, attribuito alla produzione di Ercole Barovier per la manifattura Barovier & Toso. L'opera viene esaminata alla luce delle sue eccezionali dimensioni monumentali, delle evidenze epigrafiche basali e del contesto storiografico delle arti decorative italiane del Novecento.
Capitolo I: profilo storico-istituzionale della manifattura e il ruolo di Ercole Barovier
1.1 Le origini storiche e la fusione societaria
La vetreria Barovier & Toso affonda le sue radici documentarie nel 1295, configurandosi come una delle dinastie vetrarie più antiche e influenti della laguna veneta. L'assetto societario moderno, che dà origine al marchio ufficiale riscontrabile sul manufatto in esame, si consolida definitivamente nel 1936 attraverso la fusione tra la Vetreria Artistica Barovier C. e la Fornace Ferro Toso. Questa unione strategica segna l'avvio di una stagione d'oro per il design del vetro, combinando l'eccellenza manageriale con una sperimentazione tecnica senza precedenti.
1.2 La direzione artistica di Ercole Barovier
Figura centrale di questa epopea è Ercole Barovier (1889–1974), chimico, artista e imprenditore di straordinario acume. Assunta la direzione artistica, Barovier imprime una svolta radicale alla produzione: abbandona i revival storicisti dell'Ottocento e la figurazione accademica per concentrarsi sulla purezza della materia vitrea. Il suo lavoro si focalizza sulla manipolazione intrinseca del bolo incandescente, dove il colore, lo spessore e le inclusioni gassose o metalliche diventano i veri protagonisti della forma scultorea. Il vaso in esame si colloca al culmine di questa filosofia progettuale, esprimendo una perfetta sintesi tra rigore geometrico ed espressione plastica.
Capitolo II: analisi morfologica, strutturale e dimensionale
2.1 Sintesi formale e canone proporzionale
Da un punto di vista morfologico, l'opera si configura come un vaso a sezione ovale con sviluppo troncoconico rovesciato, caratterizzato da parametri geometrici precisi che si esprimono in un'altezza massima di 33 centimetri e una larghezza al massimo ingombro di 23 centimetri. Il corpo si espande elegantemente verso l'alto terminando in un'imboccatura dal profilo sinuoso e mosso, mentre la struttura centrale è scandita da profonde costolature verticali. Questa particolare architettura non ha una mera funzione decorative, ma funge da apparato prismatico: le coste agiscono come lenti di spessore variabile capaci di catturare la luce ambientale, incanalarla lungo le direttrici verticali e amplificare le rifrazioni interne della massa vitrea.
2.2 Le morise laterali e la formatura a mano libera
L'elemento di massima enfasi plastica e dinamica è costituito dalle grandi "morise" applicate a caldo lungo i due profili laterali del manufatto. Queste applicazioni in vetro pieno e trasparente sono modellate con un andamento ondulato "a zig-zag" continuo. Eseguite interamente a mano libera mediante l'uso di pinze e ferri da fornace senza l'ausilio di stampi costrittivi, le morise stabilizzano visivamente la spinta verticale del vaso, allargando l'ingombro fino a 23 centimetri e conferendo all'oggetto una volumetria scultorea che ne accentua il carattere di pezzo unico.
2.3 Rilevanza critica del formato monumentale
L'altezza di 33 centimetri colloca il manufatto al di sopra dello standard commerciale e d'uso dell'epoca, che era solitamente limitato a formati inferiori ai 25 centimetri. Nel sistema tassonomico muranese, un'altezza superiore ai 30 centimetri qualifica l'opera come "vaso da parata" o da esposizione. La gestione in fornace di una simile massa vitrea implica una straordinaria perizia tecnica: il peso del bolo sul pontello richiede una forza fisica notevole e un controllo millimetrico della temperatura per evitare il collasso strutturale delle pareti interne o la deformazione delle coste durante la soffiatura e l'applicazione delle morise.
Capitolo III: tecnologia del vetro: il "bullicante" e l'inclusione aurata
3.1 La tecnica del vetro bullicante programmato
La peculiarità tecnologica del vaso risiede nell'effetto bullicante, una delle più celebri invenzioni nate dal genio di Ercole Barovier tra il 1934 e il 1935. Il processo si articola in fasi rigorose che iniziano quando il maestro vetraio preleva una prima quantità di vetro incandescente e la soffia all'interno di uno stampo metallico troncoconico rivestito internamente di piccole punte acuminate, chiamato bronzin. Successivamente, queste punte imprimono una serie regolare di piccole depressioni emisferiche sulla superficie del vetro ancora plastico. Il bolo viene allora estratto e immediatamente immerso nuovamente nel crogiolo per essere rivestito da un secondo strato superficiale di cristallo trasparente attraverso la tecnica dell'incamiciatura. Questo strato esterno si appoggia infine sulle creste del vetro stampato senza penetrare nei piccoli avvallamenti, sigillando così l'aria all'interno di ciascuna cavità e generando una griglia geometrica e concentrica di bolle d'aria perennemente intrappolate.
3.2 L'inclusione a foglia d'oro zecchino (aventurina moderna)
Ad arricchire la massa vitrea color ambra e paglierino interviene la tecnica dell'inclusione metallica. Prima della formatura finale, il bolo di vetro rovente viene fatto rotolare sopra un foglio di finissima foglia d'oro zecchino a 24 carati depositato sul marmo, che costituisce la piastra metallica di lavorazione. Il calore estremo frantuma istantaneamente la foglia d'oro in miriadi di micro-scaglie. Nel corso delle successive fasi di soffiatura ed espansione del vaso, queste particelle d'oro si dilatano e si distribuiscono in modo omogeneo, creando una calda e opulenta iridescenza interna che esalta la vibrazione del bullicante.
Capitolo IV: epigrafia vetraria e metodi di catalogazione della base
4.1 La marcatura a freddo con punta di diamante
L'analisi microscopica e l'evoluzione delle marcature della ditta rivelano che il corsivo a punta di diamante, utilizzato tra gli anni Trenta e la fine degli anni Cinquanta per i pezzi di alta gamma, è stato progressivamente affiancato dalla vibroincisione elettrica a partire dagli anni Settanta, riconoscibile per un tratto più rigido e seghettato, mentre la produzione seriale veniva spesso affidata a semplici etichette cartacee o adesive destinate a perdersi nel tempo. L'analisi della base del presente vaso rivela proprio la firma autentica tracciata in caratteri corsivi recante la dicitura "barovier & toso murano". Questa marcatura è stata eseguita a freddo, manualmente, utilizzando uno stilo dotato di una punta di diamante industriale o di carburo di tungsteno, mostrando un andamento fluido, calligrafico e continuo, privo delle rigidità tipiche delle incisioni meccaniche successive.
4.2 Stato di conservazione e markers di autenticità
La base presenta elementi diagnostici cruciali per l'autenticazione. Al centro del piede si osserva la traccia del pontello, ovvero l'asta metallica usata per sorreggere il vaso durante la rifinitura dell'orlo, che appare accuratamente molata e lucidata a specchio per garantire la perfetta stabilità dell'oggetto. La superficie d'appoggio mostra inoltre una fitta rete di microscopici graffi superficiali e opacizzazioni patinate distribuiti in modo non uniforme; questi segni sono coerenti con lo scivolamento dell'oggetto sui ripiani nel corso dei decenni e confermano l'autenticità d'epoca del pezzo, differenziandolo dalle riproduzioni moderne o dai falsi invecchiati artificialmente tramite acidatura.
Capitolo V: confronto filologico e cronologia d'archivio
5.1 Il posizionamento cronologico nei registri storici
Sebbene i primi esperimenti di Ercole Barovier sul vetro bullicante e sui disegni a morise laterali risalgano agli anni compresi tra il 1934 e il 1936, l'analisi filologica integrata permette di stringere la finestra temporale di questo specifico esemplare. La firma con la ragione sociale completa si diffonde capillarmente nel secondo dopoguerra, pertanto l'opera è da ascriversi alla produzione colta ed espositiva eseguita tra il 1940 e la prima metà degli anni Cinquanta, periodo in cui la manifattura ripropone i suoi modelli di maggior successo acquistando grande visibilità nei campionari d'alta gamma per il mercato internazionale ed espositivo.
5.2 Correlazioni stilistiche nell'opera di Ercole Barovier
Il vaso rappresenta il perfetto anello di congiunzione tra le diverse serie create dal designer, evidenziando una coerenza concettuale unica. L'opera eredita l'impronta tecnica e l'applicazione a zig-zag dei profili dalla serie dei Bullicanti a Morise prodotta tra il 1935 e il 1938, anticipa i Rostrati del 1938 che estremizzeranno il concetto di rilievo plastico trasformando le coste in cuspidi tridimensionali sporgenti, e si collega infine ai Cordonati d'Oro degli anni Cinquanta, che riprenderanno la fusione di coste e foglia d'oro zecchino in volumi più morbidi, organici e avvolgenti.
Capitolo VI: bibliografia essenziale e riferimenti cartacei ufficiali
Per l'inserimento dell'opera all'interno di una perizia ufficiale, di un catalogo d'asta o di una documentazione di autenticità, si riportano i riferimenti bibliografici cartacei imprescindibili, redatti dai massimi esperti mondiali del vetro di Murano:
- BAROVIER, Marina. Ercole Barovier 1889-1974: Vetri Muranesi. Venezia: Il Cardo, 1993.
(Testo fondamentale per comprendere l'evoluzione cronologica di tutte le serie ideate dal designer, con ampi repertori fotografici dedicati ai vetri bullicanti e cordonati degli anni '30 e '40). - BAROVIER, Marina. L'arte dei Barovier: Vetrai di Murano 1866-1972. Venezia: Arsenale Editrice, 1993.
(Catalogo ragionato che analizza i passaggi societari, i disegni di catalogo e le tecniche esecutive della manifattura, offrendo riscontri diretti sui modelli depositati). - DORIGATO, Attilia (a cura di). Ercole Barovier dandy del vetro: Cento anni di storia e arte. Venezia: Marsilio, 1989.
(Monografia pubblicata in occasione della mostra celebrativa al Museo del Vetro di Murano, ricca di schede d'archivio relative ai vetri trasparenti oro, ai bullicanti e alle varianti monumentali da esposizione). - MENTASTI ROSA, Astone. Il vetro veneziano del Novecento. Milano: Electa, 1992.
(Volume di inquadramento storico generale che colloca la serie dei bullicanti a morise di Barovier & Toso ai vertici delle arti decorative internazionali, analizzando il contesto delle Biennali di Venezia). - DE BONI, Franco. I Vetri di Murano: Dizionario degli artisti e delle fornaci. Torino: Allemandi, 1994.
(Repertorio fondamentale per la verifica delle firme incise a freddo, dei marchi di fabbrica e delle varianti epigrafiche basali della ditta dal 1936 in poi).
Appendice: nota critica di catalogazione dell'opera
In conclusione dell'analisi storico-artistica, si definisce la formale identificazione del manufatto per i repertori d'arte. L'opera è catalogata come un vaso monumentale a coste e morise appartenente alla serie "Bullicante Oro", ideato dal designer Ercole Barovier e realizzato dalla manifattura Barovier & Toso a Murano in un'epoca circoscrivibile tra il 1940 e il 1953. La tecnica esecutiva prevede l'impiego di vetro soffiato a coste con un effetto bullicante programmato, arricchito da inclusioni interne a foglia d'oro zecchino e completato da morise laterali applicate a caldo e modellate interamente a mano libera. L'oggetto presenta dimensioni pari a 33 centimetri di altezza per 23 centimetri di larghezza massima d'ingombro, e reca sul fondo l'autenticazione ufficiale costituita dalla firma corsiva incisa a freddo a punta di diamante con la dicitura "barovier & toso murano".