Coppia Reggivaso Barocchi in Legno Dorato | Cariatidi Veneziane XVII Secolo

Coppia Reggivaso Barocchi in Legno Dorato | Cariatidi Veneziane XVII Secolo

Scheda Tecnica e Descrittiva dell'Opera
  • Oggetto: Coppia di sculture reggivaso (Cariatidi / Canefore) [12]
  • Epoca: XVII secolo (Pieno Seicento Barocco)
  • Ambito Geografico: Veneto / Venezia (Italia) [2, 3]
  • Materiale: Legno tenero (Cirmolo / Tiglio) intagliato a mano
  • Finitura: Policromia originale a finto marmo (incarnati) e doratura a foglia d'oro zecchino (panneggi e dettagli)
  • Dimensioni (Altezza x Larghezza): 111 cm x 30 cm
  • Stato di Conservazione: Ottimo stato generale coerente con l'epoca; consunzioni naturali della foglia d'oro e della patina originale.

Descrizione Critico-Artistica
Splendida ed elegante coppia di sculture reggivaso in legno policromo e dorato, capolavoro dell'ebanisteria barocca veneziana del XVII secolo.
Le opere raffigurano due figure femminili speculari a figura intera, ispirate al tema classico della cariatide e della canefora [12]. I corpi sono animati da una sinuosa torsione a "S" e da un raffinato chiasmo anatomico che rompe la rigidità strutturale classica, secondo i moduli introdotti a Venezia dallo scultore Giusto Le Court.
Ciascuna figura solleva un braccio per sostenere un grande canestro baccellato interamente dorato, destinato a ospitare vasi, idrie o composizioni floreali. Il panneggio dorato che avvolge i fianchi presenta intagli profondi che creano un forte effetto chiaroscurale, studiato per riflettere la luce mobile degli androni veneziani.
Le sculture poggiano su imponenti basamenti a plinto quadrangolare (30x30 cm) adornati da festoni fogliacei e ghirlande drappeggiate intagliate e dorate. La struttura si conclude alla base con maestosi piedi ferini zoomorfi, stilema tipico degli arredi d'alta parata della Serenissima.
Con un'altezza di 111 cm, questa coppia si distingue dai più comuni "mori veneziani" tardo-settecenteschi per la rarità del soggetto mitologico e per l'estrema versatilità espositiva, risultando perfetta sia sopra importanti consoles d'epoca sia come elemento d'arredo d'élite in interni moderni.


  •  Coppia Reggivaso Barocchi in Legno Dorato | Cariatidi Veneziane XVII Secolo
  •  Esclusiva coppia di sculture reggivaso (cariatidi) in legno intagliato, policromo e dorato. Ambito veneziano del XVII secolo. Misure: 111x30 cm. Scopri l'alto antiquariato barocco.
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  •  Coppia di sculture cariatidi reggivaso in legno policromo e dorato XVII secolo ambito veneziano altezza 111 cm.

 

 

Le Cariatidi d’Arredo nella Serenissima: Saggio Storico-Critico su una Coppia di Reggivaso in Legno Policromo e Dorato del XVII Secolo

1. Introduzione ed inquadramento tipologico

Nel panorama dell'alto artigianato artistico del Seicento, la coppia di sculture in esame emerge come una raffinata testimonianza di arredo plastico d’alta rappresentanza (arredo parata). Destinati originariamente ai saloni di ricevimento della nobiltà, questi manufatti fondevano la funzione pratica di sostegno per vasi, idrie o elementi floreali con i vertici della scultura ornamentale barocca.

Nella complessa macchina scenografica che regolava l'architettura d'interni dell'epoca, opere di questa mole non erano considerate semplici mobili, ma veri e propri catalizzatori visivi. Venivano posizionati simmetricamente nei punti nevralgici dello spazio — ai lati di grandi specchiere, portali d'onore o tavoli da muro (consoles) — per esibire lo status sociale, la ricchezza e la cultura della committenza.

2. Analisi iconografica: la metamorfosi barocca della cariatide

Dal punto di vista iconografico, le due sculture rielaborano il tema classico della cariatide e, più precisamente, della canefora, la fanciulla deputata nei riti antichi a portare il cesto sul capo. Il Seicento, tuttavia, scardina la rigida verticalità e l'immobilità dell'architettura classica. Le due figure femminili, ritratte a figura intera e speculari, accolgono una sinuosa torsione a "S". Questo movimento dinamico è esaltato dal chiasmo tra la gamba portante e quella flessa, che infonde un senso di viva elasticità al supporto ligneo.

Ciascuna figura solleva un braccio verso l'alto per stabilizzare il grande vaso baccellato interamente dorato, mentre l'altro braccio scivola lungo il fianco in un gesto di studiata compostezza. Il busto è esposto in un nudo parziale di sapore pagano e classicista, lambito da fasce drappeggiate che cingono il sotto-seno. Sui fianchi e sulle gambe si sviluppa invece un pesante panneggio dorato che si avvolge attorno ai corpi, scavato in profondità per creare un forte chiaroscuro plastico.

3. Il contesto delle botteghe veneziane e l'influenza di Giusto Le Court

L'assegnazione di questa coppia all'ambito veneto, e più specificamente veneziano, poggia su solide corrispondenze stilistiche. Nella Venezia del XVII secolo, la scultura lignea visse una stagione d'oro, guidata dalla rivoluzione del fiammingo Giusto Le Court (Juste de Corte, 1627–1679), l'artista che importò in laguna la passionalità e la carnalità del Barocco europeo. Nelle sculture in esame si avverte chiaramente la sua influenza: l'anatomia morbida ma tesa e le pieghe dei panneggi, che sembrano scosse da un vento perenne, sono espedienti tipici per catturare e riflettere la luce mobile della laguna.

La grazia idealizzata dei volti e la fluidità dei gesti collegano inoltre l'opera alle celebrate botteghe specializzate nell'arredo monumentale, come quella tardo-seicentesca dei Fratelli Groppelli (Marino, Domenico e Giuseppe). La lavorazione si colloca nel cuore della produzione dei Marangoni da Cornise, la frangia della corporazione dei falegnami veneziani che operava in stretta simbiosi con gli indoratori della Serenissima per fondere l'intaglio plastico con gli effetti cangianti dei metalli preziosi.

4. Analisi formale e tecnica: l'intaglio, la policromia e la doratura

La sapienza esecutiva si rivela nell'equilibrio dei materiali e delle finiture. Per la struttura è stato impiegato un legno tenero e leggero (tipicamente cirmolo o tiglio), materiale d'elezione per gli intagliatori veneti grazie alla sua plasmabilità, che permetteva di definire con precisione i dettagli minuti.

La finitura superficiale gioca su un dualismo cromatico di grande effetto teatrale:

  • La policromia degli incarnati: La pelle delle fanciulle è trattata con una laccatura chiara a finto marmo o avorio, detta "pelle della scultura", che conferiva la nobiltà visiva della pietra preservando la leggerezza del supporto ligneo.
  • La doratura a foglia: I panneggi, i canestri baccellati e i dettagli dei basamenti sono rivestiti in foglia d'oro zecchino, alternando parti brunite e parti opache. Sotto la luce soffusa delle candele dei palazzi patrizi, queste superfici dorate risplendevano, amplificando l'illusione di movimento dell'insieme.

5. Analisi metrica e proporzionale: il modulo di 111 x 30 cm

I dati dimensionali — 111 cm di altezza per una larghezza massima alla base di 30 cm — offrono indicazioni precise sulla progettazione geometrica e sull'esatta collocazione delle opere nello spazio. Con un'altezza di poco superiore al metro, queste sculture si configurano come elementi da medio-alta parata. Non erano concepite per poggiare direttamente a terra, bensì per essere collocate sopra monumentali consoles o banconi da parete alti circa 80-90 cm. In questo modo, l'arredo raggiungeva un'altezza complessiva di circa due metri, portando la figura all'altezza ideale dell'occhio del visitatore.

La proporzione tra l'altezza e l'ingombro della base definisce un rapporto di circa 1 a 3,7. Questo calcolo metrico risponde a rigide necessità sia estetiche che funzionali:

  • Stabilità strutturale: Il basamento quadrangolare di 30 cm garantisce un baricentro basso e solido, indispensabile per scaricare a terra il peso del plinto e il carico a sbalzo di un vaso riempito, scongiurando i rischi di ribaltamento provocati dalla postura flessa della cariatide.
  • Slancio visivo e gestione dello spazio: La transizione tra la base di 30 cm e il corpo slanciato della figura alleggerisce l'impatto visivo, facendo apparire la scultura aerea e aggraziata. Inoltre, la larghezza contenuta di 30 cm permetteva di inserire le opere anche nelle strette porzioni di parete (moli) tra i grandi finestrati dei palazzi veneziani, ottimizzando lo spazio senza sacrificare la monumentalità dell'insieme.

6. Il basamento monumentale e l'apparato decorativo

Le figure poggiano su imponenti basamenti a plinto che riprendono la solennità delle strutture architettoniche barocche. Le facce dei piedistalli sono ornate da festoni fogliacei e ghirlande drappeggiate intagliate e dorate, motivi classici riletti con il vigore plastico del Seicento. Il plinto si conclude alla base con vistosi piedi ferini zoomorfi, rifiniti in finto bronzo o oro. Questi elementi, oltre ad assicurare un solido radicamento visivo al suolo, rappresentano un tipico stilema decorativo degli arredi da parata veneziani, concepiti per trasformare la casa patrizia in uno scenario di perenne meraviglia teatrale.

7. Confronto critico-museale e fortuna collezionistica

Per confermare l'attribuzione di questa coppia all'ambito veneziano del XVII secolo, è fondamentale il confronto con le collezioni pubbliche, in particolare con il Museo del Settecento Veneziano di Ca' Rezzonico. Sebbene il museo sia celebre per i successivi capolavori di Andrea Brustolon (dove il legno scuro esaspera la componente naturalistica), nelle sue sale si incontrano consoles e reggivaso seicenteschi che condividono con la nostra coppia la medesima impostazione: la figura umana concepita non come mero decoro, ma come pilastro portante, caratterizzata dallo stesso dualismo tra incarnato chiaro e densa doratura a foglia.

Rispetto ai più diffusi e tardi "Mori veneziani" del XVIII e XIX secolo, che venivano scolpiti ad altezza naturale (150-180 cm) e laccati in tonalità scure, questa coppia a soggetto classico e mitologico risulta molto più rara nel mercato antiquario e nel collezionismo d'alto livello. La misura di 111 cm le conferisce inoltre una straordinaria versatilità espositiva: mentre i grandi mori da terra richiedono spazi monumentali e androni cavernosi, una coppia di questa misura mantiene intatta la sua carica barocca e la sua eleganza sia sopra una console d'epoca sia integrata in una moderna collezione d'arte.