Cantarano Barocco in Noce con Sportelli Segreti Laterali | Mobile Antico del Seicento
- Tipologia: Cantarano barocco (cassettone d'alta epoca) con vani secretati.
- Epoca: Tardo XVII secolo (Seicento).
- Area Geografica: Italia centro-meridionale (manifattura calabrese di influsso umbro-romano).
- Materiali Strutturali: Legno di noce nazionale massiccio, interni in pioppo e abete.
- Tecniche Decorative: Lastronatura in noce biondo, riserve specchiate in radica di noce, filettature in acero e modanature applicate a becco di civetta.
- Ferramenta e Maniglieria: Grandi mascheroni pendenti a campanella fusi in bronzo a cera persa e cesellati a freddo; bocchette a scudo; bandelle interne in ferro battuto forgiato a caldo.
- Particolarità Strutturale: Cantonali scantonati a 45° dotati di sportelli laterali mimetizzati ad apertura a battente, con accesso a vani segreti interni provvisti di mensole.
- Elementi Iconografici: Mascheroni dionisiaci (Sileno), volti apotropaici antinvidia con serpi intrecciate, sfingi e chimere alate (simboli del segreto).
- Stato di Conservazione: Ottimo stato conservativo generale, patina d'epoca originale ("pelle") ben preservata, minime usure compatibili con l'età.
- Dimensioni approssimative: 145 x 105 x 72 cm.
Il Cantarano Barocco nell’Arredamento d’Alta Epoca: Analisi Tipologica, Strutturale e Iconografica di un Esemplare con Sportelli Laterali
Introduzione
Nel panorama della mobilia italiana del Seicento, il passaggio dal mobile contenitore orizzontale a sviluppo statico (il cassone rinascimentale) a strutture più articolate, dinamiche e funzionali rappresenta uno dei vettori più significativi della storia delle arti decorative. Tra queste nuove tipologie spicca il cantarano, termine storicamente radicato nell’Italia centrale e settentrionale per designare il grande cassettone a cassetti sovrapposti.
Il presente saggio si propone di esaminare i caratteri formali, costruttivi e regionali di un raro e monumentale esemplare barocco. Questo arredo si ispira profondamente ai modelli dell'Italia centro-meridionale, con marcate affinità alle botteghe ebanistiche umbre e romane, sebbene la ricerca archivistica ne individui la manifattura specifica nell'eccellenza ebanistica calabrese del tardo XVII secolo. L'opera si distingue non solo per l’andamento architettonico del fronte, ma per una peculiare e sofisticata soluzione funzionale: la presenza di sportelli occultati sui fianchi scantonati, che trasformano il mobile in uno scrigno a triplice accesso, sintesi mirabile tra ostentazione barocca e ingegneria d'arredo.
- Genesi della Forma e Sintassi Architettonica nel Seicento
Il mobile in esame abbandona la rigida scatolarità del primo Rinascimento per abbracciare una concezione prettamente architettonica e monumentale. Nel Seicento, l'arredo non è più un mero oggetto d'uso sussidiario, ma un microcosmo che dialoga direttamente con le proporzioni delle sale patrizie e con l'architettura d'interni barocca.
La morfologia del cantarano si sviluppa verticalmente a partire da un imponente piano superiore in essenza preziosa, generalmente ricavato da un'unica asse di noce massiccio, che sormonta una fascia sottopiano destinata a cassetti più stretti per la cancelleria. Al di sotto di questa sezione si apre il blocco principale dei grandi cassetti centrali sovrapposti. Questo impianto volumetrico è ritmato lateralmente da pilastri modanati aggettanti e lesene retrattili che si innestano su fianchi scantonati a quarantacinque gradi, i quali fungono da cerniera visiva verso i lati corti del mobile. L'intera struttura trova la sua conclusione logica e fisica in un maestoso basamento mistilineo a zoccolo chiuso, che ancora l'arredo al pavimento della sala patrizia.
Il fronte è scandito da una rigorosa ripartizione simmetrica. Nella fascia sottopiano, i cassetti sono incorniciati da filettature geometriche e modanature sporgenti. Nel corpo centrale, la superficie lignea è mossa dal forte rilievo delle cornici applicate, che creano specchiature geometriche capaci di enfatizzare il chiaroscuro sotto la luce naturale. I montanti e i paraste cantonali non sono semplici giunzioni ad angolo retto, ma elementi strutturali complessi, arricchiti da finti pilastri, lesene aggettanti e capitelli stilizzati. Questa volumetria serve a spezzare la massa del mobile, conferendogli slancio verticale e dinamismo.
- L'Ingegneria dello Spazio: Gli Sportelli Laterali nei Fianchi Scantonati
L'elemento di massimo interesse storico-artistico e strutturale risiede nella configurazione dei fianchi e dei cantonali. Il mobile presenta una scantonatura a quarantacinque gradi che unisce il fronte ai lati profondi. Questa soluzione non è soltanto un espediente estetico per addolcire la spigolosità della cassa, ma cela un'innovazione funzionale d'alto rango: i pannelli laterali si aprono a battente, svelando ampi vani interni secretati provvisti di mensole.
La presenza di ante sui fianchi risponde a una duplice esigenza. Da un lato, permette la razionalizzazione dello spazio profondo. Nei cassettoni di grandi dimensioni, che superano frequentemente i settanta centimetri di profondità, l'estrazione totale di un cassetto colmo risultava meccanicamente gravosa per le guide in legno dell'epoca. L'accesso laterale sfrutta i volumi morti adiacenti ai cassetti centrali senza compromettere la stabilità complessiva della cassa. Dall'altro lato, risponde pienamente alla cultura del segreto. Il mobile barocco ama stupire, nascondere e rivelare. Gli sportelli sui fianchi, integrati magistralmente nelle specchiature decorative privi di maniglie evidenti sul fronte principale, fungevano da veri e propri comparti di sicurezza per custodire documenti riservati, valori o argenteria domestica. Le ante sono decorate con elaborati motivi intarsiati a riserva mistilinea, che mimetizzano la linea di giunzione del battente all'interno del disegno ornamentale.
- Selezione dei Materiali, Ebanisteria e Tecniche Decorative
La magnificenza visiva dell'opera è strettamente legata alla qualità delle materie prime impiegate e alla padronanza delle tecniche di finitura delle botteghe del Seicento. Il noce nazionale viene utilizzato in massello sia per le parti strutturali che per i fondi dei cassetti e il maestoso piano d'appoggio superiore, spesso ricavato da un'unica, monumentale asse centrale del tronco per mostrare al meglio la fiammatura naturale della venatura.
Il fronte e i pannelli laterali mostrano l'uso sapiente di lastronature in noce biondo e riserve in radica, accostate per contrasto cromatico. Le specchiature centrali dei cassetti sono delimitate da cornici sagomate a becco di civetta o a gola profonda, tipiche dell'ebanisteria italiana di alta epoca. Sottili intarsi geometrici in essenze contrastanti, come l'acero o il ciliegio, disegnano profili rettangolari e romboidali che impreziosiscono la fascia sottopiano e i profili esterni, creando un raffinato reticolo geometrico che accentua il rigore geometrico barocco.
- Maniglieria e Ferramenta: Funzione e Simbolo
Nello studio di un mobile d'alta epoca, i metalli costituiscono un indicatore fondamentale per la datazione e l'attribuzione sociologica della committenza. La maniglieria di questo cantarano testimonia una produzione di eccezionale livello artigianale. Le maniglie a pendente o a campanella sono realizzate in bronzo o ottone fuso a cera persa, e raffigurano motivi antropomorfi o zoomorfi come i mascheroni barocchi. Questi elementi enfatizzano il plasticismo del fronte e fungono da punti di ancoraggio visivo sulle specchiature dei cassetti.
Allo stesso modo, le bocchette e le placche delle serrature si presentano sagomate a scudo o con motivi fogliacei, fissate rigorosamente con chiodi ribattuti a mano. Esse proteggono il legno dall'usura della chiave e celebrano la sicurezza del mobile-cassaforte. Infine, le cerniere e la ferramenta interne, costituite da bandelle in ferro battuto forgiate a caldo e celate all'interno degli sportelli laterali, garantiscono la rotazione e il sostegno dei pesanti sportelli dei fianchi, sopportando i carichi senza flettere.
L’apparato plastico-metallico applicato sul fronte del cantarano costituisce un fulcro semantico fondamentale. L'analisi ermeneutica dei bronzi svela come l’ebanista e il bronzista del Seicento abbiano concepito questi elementi non come meri accessori funzionali, ma come elementi parlanti. Essi integrano il mobile nella complessa trama di simboli, allegorie e suggestioni teatrali che definiscono la cultura filosofica e artistica del Barocco italiano.
La scelta dei mascheroni antropomorfi e zoomorfi affonda le sue radici nella riscoperta rinascimentale della decorazione a grottesca. Nel corso del XVII secolo, tuttavia, questo motivo subisce una metamorfosi in senso volumetrico e drammatico. Il mascherone bidimensionale e grafico del Cinquecento si trasforma in una scultura aggettante caratterizzata da un marcato plasticismo chiaroscurale. Questa evoluzione iconografica vede il passaggio da una simmetria lineare e bidimensionale a un forte rilievo in alto e tutto tondo, dove la torsione, l'asimmetria e il dinamismo sostituiscono la pura funzione ornamentale a favore di una profonda valenza teatrale, apotropaica e psicologica.
I bronzi del cantarano dialogano direttamente con la coeva scultura monumentale romana e centro-italiana. Risentono profondamente della diffusione dei repertori grafici di architetti e decoratori, dove il volto umano viene deformato per esprimere moti dell'animo estremi o per evocare il mondo del mito e della metamorfosi ovidiana. Sulle specchiature dei cassetti e sulle bocchette delle serrature del mobile si alternano principalmente tre registri iconografici, ciascuno portatore di un preciso messaggio allegorico.
Il primo registro è occupato dal Sileno e dalle divinità dionisiache, simboli del trionfo della natura. Visivamente si presentano come volti maschili barbati, con tratti somatici marcati, nasi camusi e corone di foglie di vite, edera o grappoli d'uva che si fondono con i capelli, spesso con la bocca spalancata in un riso enigmatico o in un grido muto. Rappresentano l’istinto primordiale, la forza generatrice della terra e l'abbondanza. La presenza di elementi vegetali intrecciati ai tratti umani sottolinea il concetto barocco della metamorfosi continua, in cui la distinzione tra regno animale, vegetale e minerale si fa labile e fluida.
Il secondo registro accoglie il mascherone apotropaico e l'Invidia, deputati alla protezione del contenuto. Mostrano volti contratti in smorfie corrucciate, con sopracciglia aggrottate, orbite profonde e talvolta elementi che richiamano serpi intrecciate o lingue biforcute. Questi mascheroni ereditano la funzione classica dei gorgoneia romani. Collocati sui cassetti e in prossimità delle serrature, agiscono come simboli apotropaici. La loro funzione spirituale e psicologica era quella di allontanare l'Invidia, il malocchio e i malintenzionati. Il mobile, scrigno di beni preziosi e documenti privati, esibisce guardiani bronzei che ammoniscono visivamente chiunque tenti di violarne la segretezza.
Il terzo registro introduce la Sfinge e la Chimera, allegorie dell'enigma e della custodia del segreto. Si tratta di creature ibride che fondono tratti femminili idealizzati con ali di rapace o corpi leonini, spesso posizionate in corrispondenza dei cantonali o delle bocchette dei cassetti sottopiano. La sfinge è, per eccellenza, l’emblema del segreto custodito e dell'enigma. La sua introduzione nella maniglieria è un colto riferimento intellettualistico, particolarmente calzante per un cantarano dotato di sportelli segreti sui fianchi scantonati. Essa esalta la natura criptica del mobile, celebrando l'intelligenza del proprietario, l'unico capace di sciogliere l'enigma e accedere ai vani celati.
L'eccellenza esecutiva di queste maniglie risiede nella capacità di fondere la funzione meccanica con la coerenza figurativa. Ad esempio, la bocca spalancata o gli anelli laterali ospitano il perno mobile della maniglia, facendo sì che la trazione meccanica sembri scaturire direttamente dalle fauci della creatura, enfatizzando la forza fisica della figura mitologica. Allo stesso modo, l'estesa capigliatura fluttuante e le barbe vegetali si espandono lateralmente per nascondere i chiodi o i perni passanti di fissaggio, dando l'impressione che il bronzo germogli direttamente dalla superficie lignea del noce. Infine, le superfici satinate alternate a zone lucide, dove i rilievi sono bruniti dall'uso e i recessi accumulano la patina del tempo, massimizzano l'effetto chiaroscurale che stacca cromaticamente sul fondo caldo del noce lastronato.
Nel Seicento, l'atto di aprire un cassetto o di accostarsi a un mobile di rappresentanza coinvolgeva una pluralità di sensi. L'osservatore veniva catturato visivamente dal gioco prospettico delle modanature e intellettualmente dalla decodifica dei mascheroni. Al momento del contatto fisico, la freddezza tattile del bronzo fuso contrastava con il calore del legno di noce. I mascheroni della maniglieria fungevano quindi da mediatori tra l'utente e lo spazio interno del mobile. Attraverso il loro repertorio di espressioni teatrali, essi trasformavano l'arredo in un palcoscenico domestico in miniatura, riflettendo la passione barocca per l'artificio, l'illusione e la meraviglia.
- Tecniche Metallurgiche del Seicento: La Fusione a Cera Persa e l'Arte della Cesellatura
La realizzazione della maniglieria bronzea di questo cantarano non rappresenta una semplice produzione seriale, ma l'applicazione miniaturistica delle stesse tecniche impiegate per la grande statuaria monumentale coeva. La resa plastica e il vigore dei mascheroni derivano da un processo metallurgico rigoroso, che si sviluppa linearmente a partire dalla creazione del modello in argilla o cera, passa attraverso la formatura in gesso e il ritocco della cera, per poi giungere alla colata del bronzo, alla successiva sabbiatura o nettura, e concludersi infine al banco di finitura con le operazioni di cesellatura e brunitura.
Il processo della micro-fusione iniziava con la creazione di un prototipo in cera o argilla da parte dello scultore. Nel caso di elementi ripetuti, si ricavava una matrice in gesso per stampare più modelli in cera cavi all'interno. Al modello venivano applicati piccoli cilindri sempre in cera, detti canotti, necessari per creare i canali di colata del metallo e di sfiato per i gas. Successivamente, il modello veniva rivestito di una tonaca di terra di fonderia, ovvero argilla mista a materiali organici e gesso, capace di resistere alle altissime temperature. Il blocco veniva cotto in forno: la cera si scioglieva defluendo all'esterno, lasciando un'intercapedine millimetrica vuota. In questa cavità veniva colato il bronzo fuso – una lega di rame e stagno, talvolta arricchita con zinco per aumentarne la fluidità – a temperature vicine ai 1000 °C.
Una volta raffreddato il metallo, la cappa esterna veniva frantumata. Questa tecnica a matrice persa rendeva ogni pezzo unico nei dettagli minuti, poiché il getto di fusione si presentava inizialmente grezzo, coperto da bave di metallo e croste di fusione. Entrava qui in gioco la figura del cesellatore, il cui lavoro determinava la qualità artistica finale del pezzo. Attraverso le sbarbature, effettuate con lime e scalpelli, venivano eliminati i canali di colata superflui. Con l'intaglio a bulino, utilizzando piccoli scalpelli d'acciaio percossi da un martelletto, l'artigiano incideva il bronzo a freddo per definire le ciocche dei capelli, le pupille dei mascheroni, i dettagli delle foglie d'acanto e le trame geometriche dei fondi, conferendo nitidezza ai dettagli che la fusione aveva lasciato confusi. Infine, con la brunitura e la patinatura, le superfici venivano levigate con pietre abrasive o raschietti; il bronzo veniva sottoposto a patinatura chimica o ricoperto con lacche scure per proteggerlo dall'ossidazione e creare quel contrasto cromatico profondo rispetto al biondo calore del legno di noce.
- La Circolazione dei Modelli: Confronto con i Repertori Grafici del Barocco
I bronzisti e gli ebanisti del Seicento non lavoravano isolati, ma attingevano costantemente ai repertori grafici e alle incisioni che diffondevano le invenzioni dei più grandi geni dell'architettura e della scultura barocca. I mascheroni di questo cantarano mostrano precise consonanze formali con le opere grafiche e plastiche di Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini e Stefano della Bella.
L'influsso di Gian Lorenzo Bernini si avverte nel marcato calore espressivo e psicologico dei mascheroni dionisiaci. Bernini aveva codificato lo studio delle espressioni estreme, basti pensare all'Anima dannata o ai dettagli scultorei delle fontane romane. I bronzisti riprendono la sua tendenza a spalancare le bocche dei soggetti, a perforare profondamente le orbite oculari per sfruttare la luce ambientale e a modellare le capigliature come masse organiche in perenne movimento, quasi liquide, che sembrano quasi scivolare sulla superficie lignea.
Se Bernini ispira il pathos dei volti, l'influenza di Francesco Borromini si riconosce nell'articolazione geometrico-strutturale delle bocchette delle serrature e dei pendenti. Borromini amava integrare elementi antropomorfi e zoomorfi direttamente nei nodi architettonici, come i cherubini d'angolo o le volute a cartoccio nei suoi capitelli e architravi. Nelle maniglie del cantarano, questa eredità si traduce nella fusione perfetta tra l'elemento figurativo del volto e l'elemento geometrico-funzionale della staffa o della piastra di fissaggio, dove le linee di forza del mascherone assecondano la spinta e la curvatura della ferramenta stessa.
Il riferimento più diretto per le micro-architetture dei bronzi d'arredo è costituito dalle raccolte di incisioni di Stefano della Bella, in particolare i suoi celebri repertori di Raccolte di vasi, Cartigli e Grottesche. Della Bella portò ai massimi livelli il gusto per il capriccio barocco: le sue stampe mostrano figure metamorfiche dove corpi umani si dissolvono in ali di pipistrello, racemi vegetali e volute marine. I mascheroni apotropaici del mobile, con le loro barbe fatte di foglie d'acanto accartocciate e i profili zoomorfi ibridi, derivano direttamente da questo immaginario grafico, trasferito dalla carta al bronzo per mezzo dell'abilità tecnica delle maestranze di fonderia.
Conclusioni
L'esemplare di cantarano analizzato rappresenta un vertice dell'arte ebanistica del Seicento italiano. Lungi dall'essere un semplice mobile da riposto, l'opera sintetizza le ambizioni della committenza aristocratica dell'epoca: monumentalità scenografica, rigore geometrico mitigato dall'estro barocco e una complessa gestione ingegneristica degli spazi interni.
La transizione tra la staticità rinascimentale e l’articolazione degli spazi – magnificamente espressa dagli sportelli segreti sui fianchi – dimostra come la storia del mobile antico non sia semplicemente una storia di stili decorativi, ma un'evoluzione della cultura dell'abitare, della ricerca di privacy e della protezione dei beni materiali all'interno del palazzo barocco.
Note Bibliografiche e Riferimenti Documentari
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