Inginocchiatoio Barocco Genovese – Bottega di Filippo Parodi

Inginocchiatoio Barocco Genovese – Bottega di Filippo Parodi

 Inginocchiatoio Barocco Genovese – bottega di Filippo Parodi

  •  Titolo : Inginocchiatoio Barocco Genovese Legno Dorato | Bottega Filippo Parodi
  •  Descrizione: Raro inginocchiatoio monumentale barocco in legno intagliato e dorato a tutto tondo, attribuito alla bottega di Filippo Parodi (Genova, XVII secolo). Base a scoglio e putti reggicuscino. [1]
  • Parole Chiave : Inginocchiatoio barocco, Filippo Parodi, scultura barocca genovese, legno intagliato e dorato, antiquariato genovese XVII secolo, mobile da parata barocco, putti reggicuscino.

Dati identificativi dell'opera
  • Tipologia: Inginocchiatoio monumentale da parata / Mobile devozionale privato
  • Epoca / Periodo: Barocco Genovese, tardo XVII secolo (circa 1680-1700)
  • Autore / Ambito: Bottega e cerchia di Filippo Parodi (Genova, 1630 – 1702)
  • Materiali: Legno tenero (pioppo/tiglio) intagliato a tutto tondo, doratura a foglia d'oro zecchino a guazzo su bolo rosso, scogliera basamentale laccata e policroma
  • Stato di Conservazione: Ottimo stato conservativo filologico; presenta craquelé naturale d'epoca, usure storiche della doratura con affioramento del bolo e fessurazioni fisiologiche da ritiro del legno massello (gamba sinistra e predella) che ne garantiscono l'autenticità.
 Misure e dimensioni
  • Larghezza: 77 cm
  • Altezza: 90 cm
  • Profondità: 80 cm

 Descrizione storico-artistica dell'opera
Eccellente esempio di ebanisteria scultorea ligure, questo inginocchiatoio monumentale si distingue per una complessa struttura aerea che supera i tradizionali moduli geometrici del mobile rinascimentale.
  • La Base: Risolta come una finta scogliera naturalistica laccata in toni scuri – elemento tipico della plastica parodesca e maraglianesca – impreziosita al centro da un innesto botanico (giglio) interamente dorato.
  • Il Gruppo Scultoreo: Due imponenti figure di putti alati a tutto tondo fungono da cariatidi dinamiche. I corpi sono disposti in pose speculari e contrapposte: il putto sinistro è catturato in una complessa torsione di schiena, mentre il destro ha uno slancio frontale e ascensionale. Sul retro, le braccia interne si congiungono in un arco strutturale sospeso.
  • I Cuscini: Sia il piano d'appoggio superiore che la predella inferiore presentano una finissima incisione superficiale eseguita a bulino e punzone su gesso, con motivi geometrici a palmetta e foglie d'acanto che imitano la texture dei damaschi e dei velluti genovesi del XVII secolo. Grandi nappe passamaneria intagliate a sottosquadro completano gli angoli.

 Riferimenti d'incastro e confronti museali
  • Affinità Tipologica: Inginocchiatoio di Palazzo di Andrea Doria Pamphili (Genova, Piazza Principe), catalogato dal Ministero della Cultura (codice catalogo generale: 0700032855), con identico impianto a putti eretti su base a scoglio stilizzato.
  • Mercato e Collezionismo: Il manufatto reca un cartellino d'inventario d'asta/collezione sotto il cuscino superiore, a testimonianza del suo storico passaggio sul mercato dell'alta antichità.

 

 

Saggio storico-critico: L'inginocchiatoio monumentale  di Filippo Parodi

Analisi filologica, iconografica e strutturale di un capolavoro dell'intaglio barocco genovese

Introduzione e inquadramento storico-artistico

L'inginocchiatoio monumentale in esame (larghezza 77 cm, altezza 90 cm, profondità 80 cm) costituisce una testimonianza d'eccezione dell'arredo barocco da parata, ascrivibile al maestro genovese Filippo Parodi (Genova, 1630 – 1702). Formatesi inizialmente come intagliatore in legno (bancalaro), Parodi compì un'evoluzione stilistica fondamentale a seguito dei soggiorni romani promossi dal mecenatismo della famiglia Sauli. A contatto diretto con la cerchia di Gian Lorenzo Bernini, egli ne assorbì la sintassi teatrale, traducendo la magniloquenza della grande scultura romana in una fortunata produzione d'intaglio ligneo ad altissima densità decorativa.

Il mobile appartiene alla fastosa produzione tardo-seicentesca ligure. In questa fase, la committenza nobiliare imponeva la trasformazione dei manufatti devozionali privati in veri e propri monumenti plastici a tutto tondo. L'arredo non era più un semplice oggetto funzionale riposto in un angolo, ma un dispositivo scenico destinato a dialogare con i cicli affrescati e le quadrerie dei palazzi patrizi, riflettendo lo status e la pietà religiosa delle grandi famiglie come i Doria, gli Spinola o i Durazzo Pallavicini.

Analisi iconografica e concezione spaziale

La struttura si distacca nettamente dalla tradizionale volumetria geometrica dell'inginocchiatoio rinascimentale o controriformista per farsi architettura aerea e scultorea, risolta attraverso un dinamico gioco di pesi e forze contrapposte.

La base naturalistica

Il piano d'appoggio inferiore per le ginocchia (la predella) è inserito in una complessa composizione a finta roccia o scogliera naturalistica laccata in toni scuri. Questa finitura, tipicamente parodesca, evoca l'ambiente marino e rupestre ligure. Al centro della scogliera, subito sopra il cuscino inferiore, emerge un piccolo fiore a grandi petali carnosi (simile a un giglio), interamente dorato, che funge da cerniera visiva e punto di luce tra la base scura e lo slancio verticale superiore.

Il gruppo plastico dei putti

Due imponenti figure di putti alati fungono da cariatidi dinamiche. I corpi si articolano secondo pose speculari e contrapposte che animano l'intero spazio circostante:

  • Il putto sinistro, catturato in una complessa torsione flessa, mostra la schiena e le natiche evidenziando un accentuato contrapposto anatomico.
  • Il putto destro, rivolto frontalmente con lo sguardo indirizzato verso l'alto, asseconda la spinta ascensionale del manufatto.

Il segreto costruttivo del retro

L'esame della porzione posteriore rivela un espediente ingegneristico di straordinaria efficacia teatrale: le braccia interne dei due putti si allungano nello spazio vuoto centrale per toccarsi e congiungersi. Questo arco umano strutturale sostiene il cuscino superiore, dando l'impressione che esso fluttui nel vuoto. Le teste dei putti si incastrano perfettamente sotto i fiocchi angolari, dove i riccioli vaporosi dei capelli fungono da "capitello" di raccordo per scaricare il peso sul collo e sulle spalle delle figure.

Aspetti tecnologici: L'intaglio, la doratura e l'ornamento

L'opera palesa l'altissima perizia tecnica del maestro nel trattare i legni teneri (pioppo o tiglio), ideali per accogliere i sottosquadri profondi richiesti dalla plastica barocca. La resa dei corpi infantili – caratterizzati da masse muscolari morbide e tornite, carni sode e riccioli densi scavati a colpi di sgorbia – richiama direttamente i modelli dei putti parodeschi visibili nella celebre Specchiera di Narciso (Villa Faraggiana, Albissola Marina).

I due cuscini (superiore e inferiore) presentano una finissima incisione superficiale eseguita a bulino e punzone sulla preparazione prima della stesura dell'oro. Il decoro riproduce un motivo simmetrico a palmetta centrale e grandi foglie d'acanto arricciate, concepito per imitare con precisione millimetrica la texture dei preziosi velluti cesellati e dei damaschi genovesi del XVII secolo. Agli angoli, imponenti nappe passamaneria sono intagliate direttamente nel blocco ligneo, con le frange disposte in ciocche scompigliate che accentuano il movimento.

L'alternanza materica gioca un ruolo cruciale: la doratura a foglia d'oro zecchino, stesa sulle parti anatomiche e sui cuscini, catturava la luce naturale o quella tremolante delle candele. La policromia scura della scogliera basamentale funge invece da contrasto tonale, ancorando visivamente il mobile a terra e accentuando la levità dorata e celeste delle figure angeliche superiori.

Diagnostica, stato di conservazione e autenticità

L'analisi ravvicinata del manufatto evidenzia eccellenti indicatori filologici che ne attestano l'antichità e l'integrità strutturale:

  1. Fessurazioni fisiologiche (crepe da ritiro): Sulla gamba sinistra del putto e lungo l'asse mediano del cuscino inferiore sono visibili profonde spaccature lineari. Si tratta del naturale movimento del legno massello che, reagendo nei secoli alle variazioni igrometriche ambientali, si è assestato rompendo lo strato rigido di preparazione sovrastante.
  2. Affioramento del bolo e craquelé: Nelle zone di massimo rilievo soggette a usura storica (spalle, natiche e ginocchia dei putti), l'oro zecchino ha lasciato spazio alla tonalità calda del bolo (la terra argillosa rossastra della tradizione ligure). L'intera superficie dorata è percorsa da un fitto e microscopico reticolo di crepe (craquelé) dovuto all'invecchiamento naturale della colla animale.
  3. Lacune storiche: Nei piedi posteriori della scogliera e sui talloni si riscontrano cadute di gesso e doratura. L'ossidazione centenaria del legno grezzo visibile in queste lacune esclude interventi di rifacimento o ridorature pesanti a porporina, che avrebbero livellato i passaggi chiaroscurali azzerando le ombre naturali accumulate nei recessi dell'intaglio.

Conclusioni e confronti museali

L'inginocchiatoio monumentale in esame non si configura come un mero mobile d'uso, bensì come un capolavoro di scultura d'arredo che documenta il momento di massima osmosi tra le arti nella Genova barocca. Esso trova un riscontro diretto nei modelli inventariali del territorio, mostrando una stringente affinità tipologica con l'Inginocchiatoio di Palazzo di Andrea Doria Pamphili a Genova (Piazza Principe, scheda MiC n. 0700032855), anch'esso caratterizzato da putti reggi cuscino eretti su una base a scoglio stilizzato.