Canterano Barocco Bresciano del Seicento: Cassettone Antico Intarsiato in Olivo e Avorio
Canterano barocco bresciano, mobile antico intarsiato, ebanisteria seicento, cassettone barocco olivo.
Splendido canterano barocco di provenienza bresciana (Seicento). Cassettone antico a tre cassetti fittamente intarsiato in legno di olivo, noce, legni di frutto e avorio con motivi ornitologici e scena bucolica sul piano. Ferramenta coeva e piedi a zampa ferina.
- Tipologia: Canterano barocco / Cassettone antico a tre cassetti.
- Epoca e Origine: XVII Secolo (Seicento), manifattura ed ebanisteria di area bresciana (Lombardia).
- Dimensioni: 145 x 70 x 98 H cm.
- Materiali e Essenze: Struttura in noce massello e pioppo; lastronatura in legno di olivo fiammato; intarsi in legni di frutto (pero, ciliegio, melo) e pregiati inserti in avorio.
- Stato di Conservazione: Eccellente stato conservativo, patina originale d'epoca.
- Ferramenta: Maniglie pendenti e bocchette in bronzo e ferro battuto coeve e originali.
Lo Stile Barocco in Area Bresciana: Analisi Storico-Artistica e Tecnico-Scientifica di un Canterano del Seicento
Introduzione ed Inquadramento Storico-Geografico nel Seicento Bresciano
Il canterano in esame, avente imponenti misure monumentali pari a 145 centimetri di larghezza, 70 centimetri di profondità e 98 centimetri di altezza, costituisce una straordinaria e rara testimonianza dell’ebanisteria d’arte fiorita nel territorio bresciano durante il diciassettesimo secolo. Per comprendere appieno la genesi e la complessità stilistica di questo arredo, è indispensabile analizzare la specifica congiuntura storico-geografica di Brescia durante il Seicento. La città e il suo vasto territorio si configuravano all'epoca come una strategica terra di confine, posta sotto il saldo dominio politico della Repubblica di Venezia ma culturalmente permeabile alle influenze del Ducato di Milano. Questa duplice natura ha permesso lo sviluppo di un linguaggio figurativo autonomo, in cui il rigore strutturale della tradizione lombarda si fonde con la ricchezza cromatica, la morbidezza delle linee e la spinta ornamentale tipiche della cultura lagunare.
Nel corso del diciassettesimo secolo, l'aristocrazia e l'alta borghesia mercantile bresciana vissero un periodo di significativa ridefinizione del proprio status sociale. Il mobile non era più considerato un semplice oggetto funzionale, bensì un fondamentale strumento di autorappresentazione e un manifesto del prestigio familiare. I fastosi saloni dei palazzi urbani e le sontuose dimore di delizia edificate nell'entroterra richiedevano arredi capaci di dialogare con i grandi cicli pittorici barocchi e con le decorazioni a stucco delle pareti. Il canterano, evoluzione monumentale del cassone rinascimentale, divenne l'elemento principe di questa scenografia domestica. L'esemplare qui analizzato riflette perfettamente questo clima culturale, esibendo un'eccezionale perizia esecutiva e un programma decorativo studiato per meravigliare l'osservatore, rispondendo appieno alla poetica barocca della meraviglia e dell'artificio.
Analisi Strutturale, Proporzioni Architettoniche e Sostegni Intagliati
Da un punto di vista morfologico e strutturale, l'arredo si presenta con una volumetria solida e rigorosamente geometrica, scandita sul fronte da tre grandi cassetti sovrapposti. La progressione verticale dei volumi risponde a un preciso canone architettonico di matrice barocca, teso a conferire solennità e stabilità visiva all'insieme attraverso l'uso di riseghe e cornici aggettanti. Ogni cassetto è incorniciato da modanature in legno di noce scuro che creano un forte stacco d'ombra, una soluzione di chiara derivazione architettonica che serve a scandire lo spazio orizzontale e a disciplinare visivamente la ricchezza dell'ornato intarsiato. Questo contrasto tra la severità dell'intelaiatura strutturale e l'esuberanza del rivestimento superficiale è uno dei tratti più caratteristici e maturi del mobile d'area padana del Seicento.
L'elemento di maggiore impatto plastico e scultoreo è riscontrabile nella porzione inferiore, dove l'intero corpo del mobile poggia su quattro monumentali sostegni a zampa ferina. Questi piedi, intagliati a tutto tondo nel legno di noce massello, non assolvono a una mera funzione statica di scarico dei pesi, ma sollevano il mobile dal suolo proiettandolo dinamicamente nello spazio circostante. L'intaglio si distingue per la straordinaria qualità esecutiva, evidente nella profonda resa chiaroscurale che avvolge la zampa attraverso un pregevole motivo a foglia d’acanto. L'acanto, motivo ornamentale desunto dall'architettura classica e ampiamente riscoperto e reinterpretato dalla cultura barocca, si dispiega sulle zampe con linee sinuose e profonde scanalature che catturano la luce ambiente. Questo gioco di vuoti e di pieni alleggerisce la severità geometrica del basamento, conferendo all'intera struttura un senso di aristocratica solidità combinata a una raffinata tensione plastica.
Selezione dei Materiali e Tecniche di Ebanisteria: Il Commesso Ligneo
La scelta delle essenze lignee utilizzate per la realizzazione del canterano rivela una profonda conoscenza delle proprietà meccaniche, fisiche ed estetiche dei materiali da parte del maestro stipettaio bresciano. L'ossatura interna del mobile e i fondi dei cassetti sono realizzati in legno di pioppo, un'essenza tenera, leggera e facilmente lavorabile, tradizionalmente impiegata nel Nord Italia como supporto strutturale. Per le superfici esterne visibili, l'artigiano ha orchestrato un raffinato contrasto cromatico e materico combinando diverse tipologie di legno. Il noce massello costituisce l'ossatura delle cornici, delle modanature e dei piedi intagliati, scelto per la sua straordinaria stabilità strutturale, la compattezza della fibra e la tipica tonalità bruna profonda che funge da perfetto legante visivo per l'intera composizione.
Il fondo delle grandi specchiature che rivestono il fronte, il piano e i fianchi è invece costituito da lastroni di legno di olivo, selezionati per la loro venatura tormentata, ricca di nodi e marezzature naturali capaci di conferire una straordinaria lucentezza e una vibrante profondità visiva alla superficie. Entro questo fondo mobile e fiammato, l'ebanista ha inserito i delicati tasselli che compongono il disegno decorativo, utilizzando legni di frutto quali il pero, il melo e il ciliegio. Queste essenze, caratterizzate da una grana estremamente fitta e omogenea e da sfumature calde che spaziano dal biondo dorato al rosato, hanno permesso all'artigiano di eseguire tagli millimetrici e accostamenti di eccezionale precisione. La tecnica esecutiva dominante è quella del commesso ligneo, in cui i diversi frammenti di legno vengono tagliati seguendo un disegno preparatorio e accostati con precisione millimetrica su uno stesso piano, alternando essenze chiare, scure e talvolta edulcorate per simulare la profondità prospettica e il volume dei soggetti senza ricorrere alla pittura.
Il Valore Storico dell'Olivo e il Legame con il Costume e l'Identità Bresciana
Un capitolo a sé stante merita l'analisi del legno d'olivo, la cui presenza in questo canterano non risponde solo a criteri estetici, ma affonda le radici nella storia economica, agricola e identitaria di Brescia e della sua provincia, in particolare nell'area del Lago di Garda (la Magnifica Patria) e delle colline moreniche. Fin dall'antichità e per tutto il Seicento, la coltura dell'olivo ha rappresentato una risorsa di primaria importanza per l'economia bresciana. Il microclima lacustre del Garda, mite e protetto dalle correnti fredde alpine, permetteva la produzione di un olio e di un legname di straordinaria qualità, celebrati nei mercati dell'intera Repubblica di Venezia. L'olivo non era dunque un materiale d'importazione esotico, bensì un'essenza autoctona fortemente legata alla terra d'origine, un simbolo di radicamento territoriale e di ricchezza agricola che la committenza desiderava ostentare nelle proprie dimore.
L'uso dell'olivo nell'ebanisteria d'arte si connette strettamente con i costumi, le tradizioni e il gusto della società bresciana del diciassettesimo secolo. Il Seicento bresciano fu un'epoca caratterizzata da un forte contrasto tra l'ostentazione del lusso aristocratico, influenzato dalle mode spagnoleggianti e veneziane, e un profondo attaccamento alle tradizioni severe, concrete e laboriose della propria terra. Questo dualismo si rifletteva direttamente nell'abbigliamento del patriziato locale, che prediligeva tessuti pesanti, broccati e velluti dalle tinte calde e brune, arricchiti da dettagli preziosi ma privi degli eccessi ridondanti delle corti centro-meridionali. Il legno d'olivo, con le sue fiammature dorate e le sue venature scure che ricordano i tessuti operati e le sete cangianti in voga all'epoca, incarnava perfettamente questo ideale estetico: un lusso sobrio, solido, intrinsecamente legato alla sostanza della materia e alla maestria del lavoro manuale. Scegliere l'olivo significava nobilitare un prodotto del proprio territorio, trasformandolo attraverso l'arte del commesso ligneo in una superficie preziosa che dialogava con l'austera eleganza dei costumi bresciani del tempo.
Analisi Comparativa con la Production di altre Botteghe Lombarde e Veneziane
La precisa collocazione stilistica di questo canterano bresciano richiede una dettagliata disamina delle influenze incrociate tra i due principali poli manifatturieri del Nord Italia seicentesco: il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. L'ebanisteria bresciana si pone storicamente come un baricentro di originale sintesi tra queste due grandi scuole, metabolizzando i tratti salienti di ciascuna per dare vita a manufatti dotati di una spiccata personalità. L'influenza milanese si manifesta principalmente nella concezione architettonica del mobile e nel suo impianto strutturale rigido e monumentale. Le botteghe milanesi del XVII secolo prediligevano arredi dalle linee severe, caratterizzati da marcate cornici scure e da una netta divisione degli spazi geometrici. Tuttavia, mentre gli stipettai milanesi coevi tendevano a un rigore più astratto o a contrasti netti in bianco e nero attraverso l'uso dell'ebano, dell'avorio e dell'osso d'ispirazione tedesca, l'artigianato bresciano preferisce mitigare questa severità attraverso l'uso di calde essenze locali e figurazioni naturalistiche vive, rinunciando alla fredda rigidità geometrica dei modelli ducali.
Dall'altro lato, l'influsso della Serenissima si percepisce nitidamente nella scelta della tavolozza cromatica e nella spiccata pittoricità dell'intarsio. Le botteghe veneziane erano celebri in tutta Europa per l'uso di radiche e legni pregiati dai toni caldi e vibranti, finalizzati a creare effetti di luce cangiante che dialogavano con la grande tradizione pittorica lagunare. Il canterano bresciano mutua da Venezia la fluidità del disegno decorativo: le volute vegetali che scorrono sul fronte non sono rigide simmetrie grafiche, ma tralci flessuosi e dinamici che si sviluppano con naturalezza. Rispetto però alla produzione puramente veneziana, che in quel periodo già mostrava una spiccata inclinazione verso le forme bombate, le sagomature accentuate e una decorazione talvolta sovraccarica, l'esemplare bresciano conserva una compostezza formale tipicamente di terraferma. Il fronte e i fianchi rimangono rigorosamente ortogonali e planari, dimostrando come la bottega bresciana abbia saputo accogliere la ricchezza ornamentale e il calore cromatico veneziani senza mai sacrificare la solidità e la compostezza strutturale di matrice lombarda.
L'Apparato Iconografico del Fronte e dei Fianchi: Significato Simbolico dei Motivi Vegetali e Ornitologici nel Barocco
Nel diciassettesimo secolo, l'ornamento non era mai una scelta puramente estetica o casuale, ma rispondeva a un preciso codice semantico e allegorico condiviso tra l'ebanista e la committenza colta. L'apparato decorativo del fronte e dei fianchi di questo canterano riflette la complessa visione barocca del mondo, sospesa tra la celebrazione della Creazione, l'interesse scientifico e la riflessione morale sul tempo. I che cassetti frontali presentano una decorazione fittissima dove il motivo vegetale a volute e racemi crea un fitto reticolo fitomorfo entro cui si inseriscono numerose figure ornitologiche. Questo fitto intreccio simboleggia il concetto barocco di metamorfosi e perenne divenire: le volute vegetali che nascono l'una dall'altra senza soluzione di continuità rappresentano la forza generatrice della natura e la sua costante rigenerazione vitale. Questo stilema risponde anche all'esigenza estetica dell'horror vacui (la paura del vuoto), tipica del Barocco, secondo cui la superficie del mobile deve essere interamente saturata dall'ornato per generare meraviglia e catturare lo sguardo dell'osservatore, disorientandolo in un labirinto di linee curve.
Entro questo labirinto vegetale, le figure ornitologiche, colte in pose naturalistiche diverse sia in volo sia posate sui tralci, racchiudono una duplice stratificazione di significato. Da un lato vi è una valenza spirituale e filosofica radicata nella tradizione iconografica cristiana, in cui l'uccello simboleggia l'anima umana che si solleva dalle bassezze terrene verso il cielo; l'accostamento tra l'elemento vegetale ancorato al suolo e la figura volatile rappresenta la tensione barocca tra la materia pesante e l'aspirazione spirituale. Dall'altro lato, la presenza degli uccelli riflette la nascita della moderna catalogazione naturalistica e il collezionismo scientifico di stampo galileiano che tanto successo riscuoteva nelle collezioni private e nelle Wunderkammer del Nord Italia nel Seicento. Sulle porzioni laterali del mobile, la decorazione si fa più sintetica ma ugualmente monumentale: al centro dello spazio specchiato campeggia un cesto con fiori. Questo schema compositivo celebra il tema della natura morta, genere pittorico in grandissima voga nel Seicento lombardo, evocando concetti di abbondanza materiale e, al contempo, la caducità del tempo attraverso la bellezza effimera e transitoria dei fiori recisi.
Il Piano Superiore: La Scena Bucolica della Contadina e i Legami con la Letteratura Arcadica
Il piano superiore del canterano ospita l'elemento narrativo centrale dell'intero mobile, elevandone significativamente il valore artistico: l'intarsio di una figura femminile adagiata con un cesto a fianco, identificabile come una contadina o una pastorella. L'inserimento di questa specifica iconografia su una superficie orizzontale d'uso non è casuale, ma riflette l'evoluzione culturale del Seicento italiano e l'imminente transizione verso la sensibilità settecentesca. Sebbene l'Accademia dell'Arcadia sia stata fondata ufficialmente a Roma solo nel 1690, l'intera seconda metà del diciassettesimo secolo è permeata da un vigoroso gusto pre-arcadico e pastorale, che trae origine dal successo intramontabile del Pastor Fido di Giovan Battista Guarini e dalle liriche di Giambattista Marino. La figura della contadina adagiata incarna l'idealizzazione della vita rurale come luogo di pace, innocenza e spontaneità, in aperto contrasto con le rigide formalità, le ipocrisie e le tensioni politiche della vita di corte urbana.
L'ebanista bresciano non rappresenta il lavoro manuale nei campi nella sua cruda e faticosa realtà quotidiana, bensì traspone sul legno una visione idilliaca e sognante: la figura è rilassata, inserita in un contesto paesaggistico stilizzato che evoca il mito dell'età dell'oro. La composizione si struttura attorno a due fulcri semantici. La contadina adagiata esprime attraverso la sua postura reclinata il concetto di otium intellettuale e contemplativo, trasformandosi in una personificazione della... Terra stessa o di una ninfa protettrice dei campi. Il cesto a fianco, ricolmo dei frutti della terra, è un chiaro attributo allegorico della fertilità, dell'abbondanza e della benevolenza della natura. Esso dialoga direttamente con i cesti di fiori intarsiati sui fianchi del mobile, chiudendo un cerchio iconografico coerente che celebra il benessere e la prosperità. Per l'aristocrazia bresciana dell'epoca, possedere un mobile che mostrava tale scena sul piano significava celebrare visivamente il benessere economico derivante dai propri possedimenti agricoli, filtrato attraverso la lente nobilitante del mito classico e della poesia bucolica.
Il Candore dell'Avorio nella Figura della Contadina e il Legame Indissolubile di Brescia con la Cultura Rurale
Un esame ravvicinato e microscopico dell'intarsio centrale del piano superiore rivela un dettaglio di eccezionale pregio tecnico e semantico: l'inserto di tessere in avorio per la resa delle parti anatomiche visibili della contadina, in particolare il braccio, le mani e il volto. L'introduzione di un materiale organico di natura zootecnica e d'importazione esotica come l'avorio, accostato alle calde essenze lignee locali dell'olivo e dei legni di frutto, risponde a una duplice esigenza, sia estetica sia simbolica.
Da un punto di vista strettamente formale, l'avorio agisce come un potente fulcro luminoso all'interno della composizione. La sua texture compatta, priva di venature evidenti e caratterizzata da una lucentezza eburnea intrinseca, crea un netto contrasto chiaroscurale con il fondo fiammato e scuro dell'olivo. Questo espediente tecnico permetteva all'ebanista di far emergere la figura umana dalla superficie del mobile, conferendole una tridimensionalità quasi scultorea e una leggibilità immediata anche in condizioni di scarsa illuminazione d'ambiente, tipica dei saloni seicenteschi. Il candore dell'avorio, inoltre, non faceva che accentuare l'idealizzazione poetica del personaggio: la pelle della contadina, storicamente bruciata e scurita dal sole del lavoro nei campi, viene qui trasfigurata nella nobile e aristocratica bianchezza dell'avorio, assimilando la fanciulla alle ninfe della tradizione classica e della coeva letteratura idilliaca.
Sotto il profilo storico e sociologico, la centralità di questa figura sul piano del canterano si connette direttamente con il viscerale e indissolubile legame del territorio bresciano con la cultura contadina. Nel diciassettesimo secolo, l'economia della provincia di Brescia era prevalentemente e solidamente ancorata alla terra. Sebbene la città fosse un centro industriale e metallurgico di primaria importanza per la produzione di armi, la vera ricchezza e la stabilità delle grandi famiglie patrizie derivavano dalla gestione scientifica e intensiva dei propri latifondi nella Bassa Bresciana, in Franciacorta e nelle valli. La nobiltà locale, a differenza di quella di altre corti italiane più cortigiane e astratte, manteneva un rapporto di pragmatica e quotidiana vicinanza con la realtà agraria. Le grandi tenute e le corti coloniche fortificate erano il motore economico del feudo, e la figura del contadino, pur sottomessa alle rigide gerarchie sociali dell'epoca, era riconosciuta come l'asse portante della prosperità dello Stato.
L'inserimento della contadina sul mobile non era quindi un semplice capriccio ornamentale esotico, ma una vera e propria celebrazione dell'identità bresciana. Esaltare la vita rurale attraverso il lusso del commesso ligneo e dell'avorio significava, per il committente, esibire con orgoglio la fonte primaria del proprio benessere. Il cesto ricolmo a fianco della giovane donna diventava così il simbolo dei raccolti della pianura, della viticoltura collinare e della frutticoltura lacustre. In questo modo, l'ebanista bresciano è riuscito a compiere un'operazione culturale di straordinaria modernità per il Seicento: ha preso un elemento della realtà quotidiana e popolare, la cultura contadina con i suoi ritmi laboriosi e la sua concretezza, e l'ha nobilitata attraverso l'uso della materia più preziosa a sua disposizione, l'avorio, trasformando un arredo domestico in un monumento celebrativo della terra e della civiltà bresciana.
Conservazione e Autenticità: La Ferramenta Coeva
Un fattore di fondamentale importanza per la corretta valutazione storico-artistica e commerciale di questo canterano è la presenza della sua ferramenta coeva. Le grandi maniglie pendenti, le bocchette delle serrature e i relativi meccanismi interni in ferro forgiato e bronzo fuso a cera persa sono originali del diciassettesimo secolo e non hanno subito sostituzioni o manomissioni nel corso dei secoli. Questo elemento è estremamente raro nei mobili di questa epoca, spesso privati delle loro maniglie originali per seguire le mode dei secoli successivi o per il recupero del metallo.
I bronzi presentano una patina d'epoca autentica e inimitabile, caratterizzata da microscopici segni di usura, depositi naturali e un'ossidazione profonda che solo il lento scorrere del tempo può conferire. Le forme mosse, sinuose e talvolta arricchite da piccoli motivi antropomorfi o zoomorfi dei pendenti si integrano organicamente con il disegno intarsiato circostante, dimostrando come la ferramenta sia stata concepita fin dall'inizio come parte integrante del progetto decorativo del mobile. La perfetta corrispondenza tra i fori di fissaggio e la struttura lignea conferma l'integrità del manufatto, escludendo interventi di rimontaggio e garantendo la provenienza dell'intero arredo da un'unica, originaria bottega di alta ebanisteria.
Analisi Chimico-Fisica Teorica sull'Invecchiamento delle Essenze Lignee Impiegate
Dal punto di vista della scienza dei materiali applicata alla conservazione dei beni culturali, lo stato attuale del canterano è il risultato di oltre tre secoli di complessi fenomeni chimico-fisici e biologici. Le diverse essenze impiegate hanno reagito in modo differente ai fattori ambientali a causa della loro specifica struttura cellulare, della densità e della presenza di estrattivi chimici interni. Il viraggio cromatico delle specchiature intarsiate è guidato principalmente dalla radiazione ultravioletta (UV) della luce e dall'ossigeno atmosferico, che innescano la degradazione fotochimica della lignina e degli estrattivi naturali del legno. Il legno di olivo possiede un'elevata concentrazione di sostanze oleose e composti fenolici polimerizzati; nel corso dei secoli, l'esposizione alla luce ha causato la foto-ossidazione di questi componenti, portando a uno schiarimento del fondo giallastro e a una progressiva perdita di contrasto rispetto alle venature scure, ricche di melanine vegetali stabili, che tendono invece a rimanere marcate. I legni di frutto (pero, ciliegio), essendo legni a porosità diffusa e omogenea, sono fortemente suscettibili all'ingiallimento e al viraggio verso tonalità brune o grigiastre a causa della scomposizione dei tannini interni, uniformando i toni originariamente rosati o aranciati nella tipica "patina antica" che attesta visivamente l'autenticità del mobile.
Accanto ai fenomeni fotochimici, il comportamento igroscopico e l'anisotropia del legno giocano un ruolo cruciale nella conservazione strutturale del commesso ligneo. Il legno è un materiale vivo che scambia costantemente umidità con l'ambiente circostante, modificando le proprie dimensioni in modo differente a seconda della direzione delle fibre (assiale, radiale, tangenziale). Nel piano superiore del canterano, tessere di olivo e di legni di frutto con orientamenti fibrosi diversi si trovano a stretto contatto, incollate su un supporto in legno steso. L'olivo ha un coefficiente di ritiro volumetrico elevato ed è un legno "nervoso" che tende a contrarsi sensibilmente in presenza di bassi tassi di umidità; i legni di frutto, pur avendo un ritiro più moderato, rispondono con tempi di isteresi differenti. Queste risposte dimensionali disomogenee generano forti tensioni di taglio lungo le linee di giunzione dell'intarsio. Nei secoli, il cedimento naturale e la cristallizzazione delle colle organiche storiche (colla d'ossa o di pesce) provocano microscopici sollevamenti delle tessere, noti come fenomeni di delaminazione, o stuccature da ritiro avvertibili al tatto. La sostanziale stabilità e l'eccellente stato di conservazione odierno del mobile dimostrano non solo una corretta conservazione ambientale nel tempo, ma soprattutto l'eccezionale maestria dell'ebanista seicentesco nel prevedere e compensare preventivamente queste spinte fisiche interne.
Conclusioni e Bibliografia di Riferimento
In conclusione, questo canterano bresciano del diciassettesimo secolo rappresenta un'altissima sintesi di arte suntuaria ebanistica del Barocco padano. Attraverso l'uso sapiente di legni nobili e di frutto, l'eccezionale perizia plastica nell'intaglio profondo delle zampe ferine e la complessa stratificazione iconografica che spazia dal naturalismo scientifico dei motivi ornitologici all'idealizzazione bucolica della scena di genere sul piano, nobilitata dal candore eburneo, il mobile si attesta come un documento storico, sociale e materico di primario interesse. L'assoluta integrità dei materiali, la coerenza del programma decorativo e la presenza fondamentale della ferramenta coeva ne sanciscono l'altissimo valore storico-artistico e museale, offrendo uno sguardo ravveduto e privilegiato sulla raffinatezza del gusto, della tecnica e dell'identità culturale della terra bresciana nel XVII secolo.
Riferimenti Bibliografici Specialistici
- Alberici, Clelia, Il mobile lombardo, Milano, Görlich Editore, 1969.
- Alberici, Clelia, Il mobile veneto, Milano, Electa, 1980.
- Colle, Enrico, Il mobile barocco in Italia. Arredi e decorazioni d'interni dal 1600 al 1738, Milano, Electa, 2000.
- Anelli, Luciano, La pittura di genere a Brescia nel Seicento, Brescia, Grafo Edizioni, 1983.
- Bacchi, Andrea; De Marinis, Fabrizio (a cura di), I legni storici: essenze, tecniche e stili dell'ebanisteria italiana, Firenze, Centro Di, 1997.